GIANCARLO TORRE | MENTE ET MALLEO

ore 18.00 Saluto delle Autorità e inaugurazione della mostra ore 18.15 Introduzione alla mostra e intervento di Giancarlo Torre e a seguire rinfresco orari d’apertura: sabato e domenica ore 15 – 19 la mostra sarà visitabile anche da giovedì e domenica ore 15 – 19 dal 9/12/14 al 6/1/2015 ANDORA – Il prestigioso Museo dei Minerali Luciano Dabroi situato al primo piano di Palazzo Tagliaferro ospiterà dall’ 8 dicembre al 31 marzo un’eccezionale mostra che presenterà oltre 100 Ex Libris facenti parte della straordinaria collezione privata del Prof, Giancarlo Torre. La mostra dal titolo “MENTE ET MALLEO “ illustra il mondo dei minerali, dei fossili, delle miniere e della metallurgia attraverso gli Ex Libris. Si conoscono pochi Ex Libris con motivi geologici e minerari e al contempo sono rare le pubblicazioni che trattano degli Ex Libris che raffigurano temi legati alle geoscienze. Tra i titolari degli Ex Libris oggetto delle tematiche di questa mostra abbiamo geologi, paleontologi, petrografi, ingegneri minerari, mettallurgici e operanti nell’industria pesante, collezionisti di fossili e minerali. “Mente et Malleo” le due parole che costituiscono il motto coniato da Giovanni Capellini, presente nel logo della Società Geologica Italiana ideata da Quintino Sella e costituita a Bologna con Giovanni Capellini il 27 settembre 1881 in occasione del II Congresso Geologico Internazionale di Bologna divenuto il motto universale dei geologi “ Con la testa e con il martello” riassume il percorso del lavoro dei paleontologi e dei geologi indicando la fase ed il percorso di studio cui segue la ricerca e la verifica sul campo negli studi dei reperti fossili di organismi vegetali e animali e delle origini della storia e della morfologia e costituzione della terra. Il percorso espositivo inizia con il mondo affascinante dei cristalli oggetto di collezione e studi, continua con il fossili, con i metalli passando attraverso la realtà delle miniere fino al tema dell’estrazione del petrolio. ALCUNE CURIOSITA’ SUGLI EX LIBRIS Il mondo della stampa, dell’editoria e dei bibliofili ci ha donato, nei secoli, numerosi “tesori di carta” quali gli incunaboli, le mirabili pagine stampate da Bodoni, Gutenberg, Manuzio, Plantin ed altri, le preziose legature, le immagini e le scene incise. I libri ci mostrano il percorso culturale del possessore e molto spesso nascondono un tesoro particolare: quello costituito dall’Ex Libris l’erede delle note di possesso, nato per essere incollato al libro, segno di ammirazione verso il libro ed il suo autore. Il libro fin dai primordi è stato considerato un bene prezioso, segno di prestigio, e come tale salvaguardato, ne sono traccia le “note di possesso”, annotazioni, talora corredate da una illustrazione, poste sui codici antichi per indicarne il proprietario, e le catene che fissavano i volumi ai plutei o ai piani delle biblioteche, esemplari quelli della Biblioteca Laurenziana a Firenze. In Germania, ove la tecnica xilografica si sviluppò e si affermò, con la nascita della stampa a caratteri mobili, alla fine del ‘400 comparvero gli ex libris a stampa xilografici che, con immagini, a committenza religiosa o nobiliare, costrette entro i limiti dell’araldica, come attestano le grandi biblioteche dei monasteri, della nobiltà e delle università, sono l’espressione del potere sociale ed economico dei proprietari dei libri. Il più antico ex libris conosciuto, nato nel sud della Germania e risalente al decennio tra il 1470 e 1480 (Fig.1), è una xilografia eseguita per il bavarese Hans Knabensberg, detto Igler, capellano della famiglia Von Schoenstett, che ha come soggetto un riccio, il termine corrispondente in tedesco della parola riccio è Igler. L’ex libris da 500 anni accompagna le opere raccolte dai bibliofili, sia studiosi che collezionisti, dai lettori e da coloro che amano circondarsi di libri. La locuzione latina “ex libris ” – “dai libri di ”- anche scritta con l’aggiunta di un trattino di congiunzione (ex – libris), oppure unificata (exlibris ) può essere sostituita in altre lingue da altri termini analoghi : boekmerken, book plate, bücherzeichen/aus den büchern/mein büch, könyve/könyutara, marque de possession/ bibliothèque de/livre de/signe de libre, zknih. Altre espressioni fanno riferimento alla provenienza dei volumi (ex biblioteca … , ex dono … , ex haereditate …) o a settori specifici della biblioteca (ex comicis, ex eroticis, ex historicis, ex libris iuris, ex ludicis, ex musicis, etc). Nel ‘600 le Accademie Letterarie contribuirono alla diffusione del libro incrementatasi nel ‘700 grazie al sistema della sottoscrizione, piccoli nobili, mercanti, ecclesiastici, la media borghesia, investono in libri e nella costituzione di Biblioteche; possiamo osservare in quel tempo che l’ex libris si specializza contrassegnandone il contenuto specifico ed umanistico e scientifico divenendo alla portata degli studiosi e dei lettori (fig.2). Con la Rivoluzione Francese, abolita la nobiltà (decreto 19 giugno 1790), crollò l’ex libris araldico, l’artista negli ex libris per la borghesia emergente sostituì il linguaggio araldico con piccole illustrazioni di genere vignettistico. All’inizio del 900 abbiamo “l’epoca d’ oro dell’ex libris” (1) grazie al simbolismo dell’Art Nouveau nelle sue differenti espressioni nazionali. L’ex libris diffondendosi in più esemplari da momento di dialogo tra l’artista incisore ed il committente diviene un ulteriore elemento di comunicazione tra le persone, tra i popoli anche se non è coinvolto in una comunicazione di massa come quella assicurata dagli attuali mezzi di informazione. L’ex libris, generalmente di dimensioni limitate, è una piccola opera d’arte, nata dal dialogo tra il committente e l’artista che interpreta e realizza graficamente quanto indicato e desiderato, é un cartellino, che, incollato nella seconda pagina di copertina di un libro, ci presenta il proprietario del libro. Nell’ex libris infatti è sempre indicato il nome e cognome o le iniziali del committente, sono presenti elementi simbolici atti ad indicare la sua professione, il suo pensiero, gli interessi letterari, ludici e i gusti, non mancano illustrazioni di “episodi o ricorrenze, come possiamo osservare in ex libris dedicati alle imprese alpinistiche” (2), talora è presente una frase o un motto espressi in latino o nella lingua viva del committente. In molti ex libris osserviamo figure indicanti il cognome del titolare, sono gli ex libris parlanti ove il cognome dà lo spunto per la
Jeong Yoen RHEE | Forze erranti

Palazzo Tagliaferro e Whitelabs presentano Jeong Yoen RHEE | Forze erranti mostra a cura di Nicola Davide Angerame 1 – 30 novembre 2014 con il Patrocinio di Inaugurazione: sabato 1 novembre 2014 ore 18 saluto del Console Generale della Repubblica di Corea, S.E. Chang Jae-bok Saluto del Sindaco di Andora, dott. Mauro Demichelis ore 18.15 presentazione della mostra alla presenza dell’artista Jeong Yoen Rhee e del curatore Nicola Davide Angerame a seguire rinfresco in stile Coreano ingresso libero Orari d’apertura mostra da giovedì a domenica | ore 15 – 19 museodabroi.palazzotagliaferro.it | info@palazzotagliaferro.it info: 348 9031 514 Evento in collaborazione con Comune di Andora ANDORA – La stagione invernale del complesso museale e centro di cultura contemporanea di Palazzo Tagliaferro ad Andora si apre con una mostra che porta l’arte coreana contemporanea al centro dell’attenzione, in un’ottica di scambio culturale utile ad avvicinare le culture e far conoscere il lavoro decennale di un’artista che ha tradotto il modernismo occidentale in una ricerca artistica a sfondo spirituale. Rhee Jeong Yeon nasce a Seoul nel 1952, in una città in preda alla Guerra di Corea (1950 – 1953) che crea la frattura tra Corea del Nord, a regime comunista, e la Repubblica di Corea, a governo democratico. Studia arte in patria poi nel 1988 si trasferisce a New York dove si diploma al Pratt Institute nel 1988, a cui seguirà nel 1993 il Dottorato presso la Columbia University di New York. Nella sua carriera che copre più di 30 anni di lavoro, Rhee ha esposto negli Stati Uniti, in Corea, Portogallo, Spagna, Germania, Francia, Australia, Giappone e Kenya. Una delle caratteristiche distintive dell’opera di Rhee è il suo studio approfondito e utilizzo di materiali tratti da una natura ancestrale e primitiva: dalla creta alla cenere vulcanica, dal carbone alla madreperla. Questi materiali sono il risultato di un lavoro profondo di elementi naturali primari, come il fuoco, il vento, l’acqua e il tempo. Rhee li utilizza per creare delle composizioni astratte ma con riferimenti visivi figurativi che offrono un ordine al caos. La sua pittura può esserevista come una forma di arte ambientale in quanto contenente riferimenti verso tutte le forme di vita del pianeta creato e nato: Gea. Non usa nessuna materia o metodo artificiali, imponendo una connessione organica tra gli elementi della sua pittura. Jin Hwi-Yeon Storico dell’arte presso Sungshin Women’s University Occidental Painting La mostra di Andora è la sua prima personale in Italia. “Sono orgogliosa e onorata di esporre in un Paese che ammiro per la grande arte che ha saputo produrre”, dice Rhee. “Voglio ringraziare la città di Andora, l’associazione Whitelabs e il critico d’arte Angerame per l’ospitalità e per l’occasione offertami”. Rhee usa la tecnica del mosaico e della tarsia in madreperla con maestria e grande sensibilità per la forma e per la composizione. Rhee rappresenta bene una generazione di artisti coreani che sono vissuti tra oriente e occidente, sviluppando linguaggi in equilibrio tra le due dimensioni. La serie intitolata “Re-Genesis”, nasce dall’interesse profondo di Rhee per la propria vita spirituale e religiosa, che si riversa nelle sue opere come altrettanti momenti di meditazione, di dialogo con una natura usata come mezzo di costruzione e come modello astratto di una poesia visiva dedicata al riconoscimento e al ringraziamento verso una forza superiore. In queste opere Rhee ripensa il testo della “Genesi” e vi medita a modo suo. Shin Hang-Seop | Critico d’arte “Questa mostra, dedicata ad una artista affermata come Rhee Jeong Yeon, dà ancora una volta ad Andora ed a Palazzo Tagliaferro, l’opportunità di promuoversi come meta del turismo culturale, ben oltre i confini regionali – hanno detto il sindaco di Andora Mauro Demichelis e l’Assessore alla Cultura Maria Teresa Nasi, presentando la personale – Un evento artistico di alto livello che è anche un momento di incontro con una cultura lontana geograficamente, ma vicina per stima reciproca: un gesto di amicizia culturale tra l’Italia, e in particolare tra la città di Andora, e la Repubblica di Corea, visto l’onore concesso dal Console Generale di Corea di stanza a Milano, S.E. Chang Jae-bok, che ha riconosciuto il patrocinio all’evento e che vogliamo ringraziare anche per la sua presenza il giorno dell’inaugurazione. Questo evento sarà un’ottima occasione per avvicinare i cittadini di Andora e i visitatori di Palazzo Tagliaferro alla cultura e all’arte coreana”. La mostra esporrà circa 40 opere, di grande e medio formato, che Rhee ha creato nel corso di tre decenni di lavoro, passando da una prima fase in cui è evidente il confronto con l’arte informale europea ed espressionista astratta statunitense. Nella seconda fase produttiva, Rhee tratta uno dei suoi materiali prediletti, la madreperla, con tecniche a mosaico e ad intarsio. Questi grandi dipinti a tecnica mista sono di grande forza suggestiva. L’eleganza, la misura, la delicatezza delle opere più recenti di Rhee invita ad una pacata riflessione sulla natura, sul senso dello spazio e dell’arte intesa come confronto spirituale tra uomo e natura. L’aspetto meditativo si lega ad un profondo rispetto per gli elementi della natura, evocata attraverso la forma stilizzata di animali, ossa, pietre, e soli. Forme che popolano il mondo immaginario di un’artista a cavallo tra due culture e tra due linguaggi pittorici, come la figurazione e l’astrazione. “Benché la Repubblica di Corea sia oggi una delle nazioni maggiormente industrializzate e ipertecnologiche – spiega Angerame – l’arte coreana contemporanea non può essere letta soltanto in un rapporto con la giovane modernità del Paese, ma va considerata spesso come la risultante di uno sguardo che unisce tradizione e modernità, spirito e materia, spazio e tempo. La consapevolezza e il rispetto verso la lunga ed autorevole tradizione dell’arte classica coreana, spinge gli artisti come Rhee ad affrontare un viaggio molto personale, che rappresenta una sfida culturale importante: quella di restare dentro la propria cultura di appartenenza pur vivendo, studiando e creando in una cultura molto diversa, per certi versi opposta, come è quella occidentale rispetto a quella orientale”.
Giornate Europee del Patrimonio
Sguardi Laterali – Incontri con gli Autori

Sguardi Laterali – Incontri con gli Autori
Anfiteatro dei Giardini di Palazzo Tagliaferro
Lunedì 4 agosto ore 21.00
Giole Dix -Quando tutto questo sarà finito ed. Mondadori
Storia della mia famiglia perseguitata dalle leggi razziali
Gioele Dix sapeva che suo padre Vittorio custodiva una storia, ma per anni non era riuscito a farsela raccontare. Perché a volte chi è passato da certi crepacci della Storia, chi ha vissuto l’assurdo e l’orrore, non ha molta voglia di scendere nei dettagli. Finché un giorno finalmente lo ha convinto, si è seduto davanti a lui e si è messo ad ascoltare. Ne è nato questo libro intenso e prezioso: la storia di una famiglia di ebrei italiani, era il 1938, che come molte altre fu colta di sorpresa dalle leggi razziali. Di un ragazzino che non capisce perché deve lasciare la propria scuola, la propria casa, mettere tutto quello che può dentro uno zaino e fuggire.
Sponsor Tecnico
Esposizione editoriale – Buona Lett(erat)ura
Piazza della piccola editoria indipendente
Giardini di Palazzo Tagliaferro – Andora 14-15 giugno 2014
Nell’ambito della rassegna estiva “Sguardi Laterali”
è un progetto Whitelabs per Palazzo Tagliaferro in collaborazione con il Comune di Andora e Pentagora edizioni
Eventi collaterali – Incontro Nazionale Arte e Decrescita
Evento collaterale alla Esposizione editoriale Buona Lett(erat)ura
Palazzo Tagliaferro – Andora 14-15 giugno 2014
CARMELO BENE | CLAUDIO ABATE

Palazzo Tagliaferro e Whitelabs presentano Carmelo Bene | Claudio Abate 1963 – 1973 mostra a cura di Nicola Davide Angerame 26 luglio – 5 ottobre 2014 Inaugurazione: sabato 26 luglio 2014 ore 21 saluto delle Autorità alla presenza del Sindaco Mauro De Michelis ore 21.15 presentazione della mostra a seguire rinfresco a cura di Borghi Ricevimenti ingresso libero Orari d’apertura mostra da giovedì a domenica | ore 19 – 23 museodabroi.palazzotagliaferro.it | info@palazzotagliaferro.it info: 348 9031 514 Evento in collaborazione con Comune di Andora ANDORA – La stagione estiva del Centro di Cultura Contemporanea di Palazzo Tagliaferro ad Andora si corona con una mostra d’importanza storica: la retrospettiva di due autori di primo piano come Carmelo Bene e Claudio Abate. Da loro incontro e dall’amicizia profonda che nasce tra loro nel 1963, scaturiscono dieci anni di intensa collaborazione durante il quali Claudio Abate (Roma 1943), uno dei maggiori fotografi italiani viventi, immortala a futura memoria il volto, i gesti e le gesta sceniche del più controverso e osannato scrittore, regista e attore teatrale Carmelo Bene (Campi Salentina 1937 – Roma 2002). La mostra propone una selezione di circa 70 fotografie, rimaste chiuse nell’archivio di Claudio Abate per 40 anni ed esposte soltanto una volta a Roma tra il dicembre 2012 e febbraio 2013. Rappresentano un documento straordinario per conoscere il mondo e il modo nel quale Carmelo Bene ha mosso i primi passi: dalla storica e scandalosa pièce teatrale “Cristo ’63” che portò Bene sulle pagine dei giornali, alla “Salomé” (1972) film invitato alla XXIII Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Nel corso di questi dieci anni “incandescenti”, Bene ha lavorato molto per il teatro e per il cinema. Questa mostra testimonia la sua esuberanza, la prolifica immaginazione e il lavoro serrato di quegli anni considerati tra i migliori della produzione di Bene. La mostra testimonia anche la maturazione professionale di Claudio Abate come fotografo capace di farsi autore anche quando segue Bene come fotografo di scena. Il suo occhio è partecipe e distaccato allo stesso tempo. È dentro le scene, segue le prove e ritrae un lavorio fatto in spazi angusti, spesso casalinghi, ma con la forza creativa di uno dei massimi uomini di taetro del secondo Novecento. Oltre al lavoro con Bene, che lo ha voluto con sé, Claudio Abate avvia in quegli anni una carriera di fotografo dell’arte contemporanea che lo vede oggi maestro riconosciuto (celebrato con una mostra personale alla Biennale di Venezia del 1993 e una retrospettiva recente al MART di Rovereto): testimone e co-autore di tante performance e installazioni effimere di artisti del calibro di Jannis Kounellis, Gino de Dominicis, Pino Pascali e molti grandi nomi dell’arte italiana e internazionale. Carmelo Bene sarà la sua parentesi teatrale, che oggi ci permette di avere immagini uniche e preziose: visioni rubate “da dentro” e da vicino a quel mondo onirico e surreale che è stato il mondo di Carmelo Bene. La mostra rappresenta un’occasione unica per conoscere da vicino un capitolo di “storia del teatro italiano” che ha prodotto molti ammiratori e proseliti ma nessun continuatore, essendo Bene un “unicum”: riconosciuto, seguito ed apprezzato da intellettuali e scrittori come Alberto Moravia, Ennio Flaiano, Alberto Arbasino o Pier Paolo Pasolini, che lo volle attore in “Edipo Re”. L’inaugurazione è prevista sabato 26 luglio 2014 dalle ore 21.00 alla presenza di Claudio Abate e con il Sindaco della Città di Andora, Mauro De Michelis. Andora può fregiarsi di ospitare una mostra che accoglie e racconta il lavoro di due grandi maestri e di due amici. In data da definirsi (durante la mostra in corso) sarà organizzato un incontro con Lydia Mancinelli che per 20 anni, dal 1964 al 1984 circa è stata l’attrice protagonista di molti spettacoli e film di Bene, nonché manager della sua compagnia e sua compagna. Presente in tutti i suoi spettacoli e film, spesso come protagonista assoluta, Lydia Mancinelli è stata testimone del periodo più fecondo della creazione di Bene e porterà una testimonianza su alcuni elementi degli spettacoli di cui la mostra espone le fotografie scattate da Abate. “Carmelo Bene a Palazzo Tagliaferro è un sogno inseguito per molto tempo che finalmente si realizza. Carmelo Bene rappresenta, come il premio Nobel Dario Fo o come Totò, l’espressione cristallina di quella lucida e geniale follia che il teatro, il cinema e la poesia italiana sanno assumere in alcuni momenti della loro storia. Visto da Claudio Abate, che è uno dei maggiori fotografi che abbiamo, nonché “testimone oculare” di Bene e di gran parte della migliore arte italiana degli ultimi 40 anni, significa “celebrare due maestri con una mostra”, colti in uno dei momenti più significativi della storia d’Italia: quel decennio, dal 1962 al 1972, in cui tante cose sono accadute e durante i quali a Roma due giovani talenti iniziavano da amici e complici i loro passi verso le glorie future. In tal senso, questa mostra è profondamente educativa, bella da vedere e da immaginare anche al di là delle immagini e grazie alle immagini”.
Alessio Delfino su “Il Secolo XIX”
Incontro sul tema I TAROCCHI
il simbolismo delle carte e la divinazione: un viaggio nella storia dei tarocchi del loro simbolismo e dell’uso divinatorio. Palazzo Tagliaferro presentano la conferenza Domenica 4 Maggio 2014 Programma Palazzo Tagliaferro Sala Polivalente Largo Milano Andora (SV) ore 10.30 Saluto delle Autorità ore 10.45 Apertura lavori ore 11.00 Paolo Aldo Rossi – L’origine italiana dei Tarocchi ore 11.30 Ida Li Vigni – La strana storia dell’arcano della Papessa ore 12.00 Marco Pepè – Il gioco della divinazione ore 12.30 – 14.30 Pausa Pranzo Buffet su prenotazione € 20,00 a persona. Le prenotazioni dovranno pervenire alla segreteria organizzativa del convegno entro il mercoledì 30 aprile 2014. ore 15.00 Ripresa lavori ore 15.15 Marco Ghione – I Tarocchi fra esoterismo e divinazione ore 15.45 Giulio Astuni – Il significato occulto dei Tarocchi ore 16.15 Piero Mura – Le carte del destino ore 18.00 inaugurazione della mostra di Alessio Delfino con sale dedicate alla serie Tarots INGRESSO LIBERO Palazzo Tagliaferro Largo Milano Andora (SV) ingresso libero museodabroi.palazzotagliaferro.it | info@palazzotagliaferro.it | info: 348 90 31 514
Conferenza Giuseppe Chiari e Nam June Paik “Incontro alla musica”
Palazzo Tagliaferro presentano la conferenza Giuseppe Chiari e Nam June Paik. “Incontro alla musica” Palazzo Tagliaferro 30 aprile 2014 ore 18.00 ingresso libero – rinfresco a seguire relatori prof. Tommaso Trini “Giuseppe Chiari. La musica non è suonare” prof.ssa Francesca Pasini “Musica, movimento, spazio nell’Opera Elettronica di Nam Jun Paik” introduzione e cura di Nicola Davide Angerame INGRESSO LIBERO Palazzo Tagliaferro Largo Milano Andora (SV) ingresso libero museodabroi.palazzotagliaferro.it | info@palazzotagliaferro.it | info: 348 90 31 514 Si tiene mercoledì 30 aprile a partire dalle ore 18 la conferenza di chiusura della mostra “Giuseppe Chiari. Fantasticare”, gli anni dell’avanguardia e oltre, dedicata all’artista fiorentino e all’artista di origini coreane Nam June Paik, figura storica del movimento internazionale Fluxus. Ne parlano due autorevoli voci della critica d’arte italiana: Tommaso Trini e Francesca Pasini, entrambi docenti di dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Trini ha seguito da vicino il lavoro di Giuseppe Chiari a Palazzo Tagliaferro presenterà un intervento dai tratti originiali che si propongono di modificare la lettura critica di Chiari su punti fondamentali come i concetti di “musica” e di “suono”. Francesca Pasini è stata co-curatrice di una recente mostra che una istituzione ligure importante come la Fondazione Remotti di Camogli ha dedicato alla figura di Nam June Paik amico di Chiari. “Con Francesca Pasini, direttrice della Fondazione Remotti, – dice il direttore di Palazzo Tagliaferro Nicola D. Angerame – abbiamo pensato di collaborare insieme per analizzare aspetti dell’opera di due artisti tanto vicini e lontani come Chiari e Paik. Ciò anche in una logica di collaborazione tra istituzioni liguri votate all’arte contemporanea che potrebbe auspicabilmente prefigurare un inizio di “sistema ligure” dell’arte contemporanea”. La conferenza sarà anche occasione di presentare il catalogo della mostra di Chiari, che include le opere esposte e gli interventi critici di Trini e Angerame, più testimonianze dirette di galleristi e collezionisti che hanno lavorato e collaborato con lui in un arco di 40 anni. In catalogo, anche un ricordo del figlio, Mario Chiari, che guida l’Archivio Giuseppe e Victoria Chiari. Sinossi della conferenza L’opera elettronica di Nam June Paik Francesca Pasini Nam June Paik è il travolgente innovatore del linguaggio video: musica, immagine, suono stravolgono radicalmente l’oggetto video e la narrazione. In una alleanza performativa i monitor delle TV diventano soggetti di un’opera d’arte totale e suggeriscono uno sconfinato bacino d’interazione tra immagine, musica, performance, registrazione degli eventi, colori, oggetti. Paik aveva visto la forza della televisione e nello stesso tempo, rompendone gli schemi e usandola come materia pittorica – teatrale – sonora, mette in primo piano il rischio dell’omologazione, che lui, invece, vira in un grandioso zibaldone di immagini pop, di riferimenti personali, collettivi, culturali e di invenzione. L’energia dirompente di Paik era in sintonia con lo spirito del tempo che, tra gli anni sessanta e settanta, aveva intravisto nella rottura delle regole la spinta a una nuova libertà. Il flusso continuo di percezioni e invenzioni coinvolge immagini, oggetti, disegni, sculture, suoni. Così Paik inaugura la parentela con la musica contemporanea. Come Pier Paolo Pasolini anche lui aveva intuito che il sistema televisivo avrebbe influenzato il comportamento individuale, politico, collettivo trasformando la società in aggregati mediatici, e le sue opere sono anche l’annuncio critico di questa trasformazione. Nel 1993, insieme ad Hans Haacke, rappresenta la Germania alla Biennale di Venezia e vincono il Leone d’Oro. Un padiglione indimenticabile. Monitor ovunque. I “flussi” dell’energia del mondo si amalgamavano alle pareti mentre transitavano dentro e fuori il padiglione. Paik dall’elettronica captava la creazione di figure e suoni. La monumentalità di questa installazione era anche una previsione di cambiamento, in questi ultimi decenni abbiamo, infatti, assistito alla monumentale svolta del potere mediatico televisivo e degli strumenti elettronici di comunicazione. Francesca Pasini. Cenni biografici Direttrice della Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti ( Camogli – Genova) Dal 2004 è Curatrice del progetto “Arte Contempoaranea a Teatro”, promosso da Fondazione Bevilacqua La Masa-Venezia – Teatro La Fenice di Venezia, Come curatrice indipendente ha collabora con Musei e Istituzioni, tra i quali: Castello di Rivoli – Torino, Pac – Milano, Fondazione Bevilacqua La Masa – Venezia; Mart-Rovereto, Fondazione Merz – Torino, La Marrana Arte Ambientale – MonteMarcello (La Spezia). Come critica d’arte collabora a riviste quali Artforum, Exibart.it, Radio Popolare. La conferenza, conclude una mostra che termina il 1 maggio 2014, dopo due mesi di apertura al pubblico, e prelude alla nuova mostra in arrivo del maestro Alessio Delfino, che si inaugura il 4 maggio ore 18 a Palazzo Tagliaferro e che sarà introdotta da un convegno sulla cultura ancestrale dei Tarocchi. INGRESSO LIBERO museodabroi.palazzotagliaferro.it | info@palazzotagliaferro.it | info: 348 90 31 514
Alessio Delfino photographier les yeux fermés rêver les yeux ouverts
opere 1999 > 2014 a cura di Nicola Davide Angerame e Viana Conti INGRESSO LIBERO mostra dal 4 maggio al 6 luglio 2014 orari d’apertura: mese di maggio da giovedì | domenica ore 15 – 19 dal mese di giugno da giovedì a domenica ore 19 – 23 Palazzo Tagliaferro Largo Milano Andora (SV) ingresso libero museodabroi.palazzotagliaferro.it | info@palazzotagliaferro.it | info: 348 90 31 514