FESTIVAL DELLA SCIENZA 2023 | PAROLA CHIAVE: IMPRONTE

Il Museo Mineralogico “Luciano Dabroi” è stato selezionato per il nono anno consecutivo quale location esterna del Festival della Scienza di Genova, uno dei più grandi eventi di diffusione della cultura scientifica a livello internazionale. Il tema ha dato al nostro polo culturale l’occasione per creare progetti che permetteranno ai partecipanti di indagare e approfondire i concetti e i temi legati alla parola Impronte, in connessione con il patrimonio mineralogico presente nelle sale museali.

VISITA GUIDATA
ALLA COLLEZIONE MUSEALE

La visita permetterà agli appassionati di minerali di scoprire sia campioni internazionali di notevole pregio quali gessi, azzurriti, malachiti, quarzi e fluoriti provenienti da varie parti del mondo oltre a campioni rinvenuti in Liguria quali i quarzi “a tramoggia” della Val Nervia (Imperia). L’evento è possibile grazie alla pluriennale collaborazione del Museo Luciano Dabroi con i docenti del DISTAV, il Dipartimento Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova.

VIS À VIS | LANDSCAPES AND OBJECT

La mostra “VIS À VIS – LANDSCAPES AND OBJECT”, inaugurata il 27 Dicembre 2022, sarà visitabile fino al 10 Aprile. Tra oggetti perduti e paesaggi onirici, le opere delle artiste Elisa Daubner e Monica Ferreras arricchiscono le sale museali dedicate alle collezioni mineralogiche creando un’esperienza unica per i visitatori.

VISITA GUIDATA
ALLA COLLEZIONE MUSEALE

La visita permetterà agli appassionati di minerali di scoprire sia campioni internazionali di notevole pregio quali gessi, azzurriti, malachiti, quarzi e fluoriti provenienti da varie parti del mondo oltre a campioni rinvenuti in Liguria quali i quarzi “a tramoggia” della Val Nervia (Imperia). L’evento è possibile grazie alla pluriennale collaborazione del Museo Luciano Dabroi con i docenti del DISTAV, il Dipartimento Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova.

FESTIVAL DELLA SCIENZA 2022 | PAROLA CHIAVE: LINGUAGGI

Palazzo Tagliaferro ed il Comune di Andora, sono lieti di comunicare che il Museo Mineralogico “Luciano Dabroi”  è stato selezionato per l’ottavo anno consecutivo quale location esterna del Festival della Scienza di Genova, uno dei più grandi eventi di diffusione della cultura scientifica a livello internazionale. Un prestigioso riconoscimento che conferma il Museo Dabroi punto di riferimento per la divulgazione scientifica, risultato dell’intenso programma di valorizzazione attivato in questi ultimi anni, articolato attraverso percorsi didattici rivolti alle scuole, mostre d’arte dai contenuti collegati alle tematiche della Natura e della Terra, convegni e conferenze in grado di coinvolgere curiosi, appassionati, studenti, artisti e autori. Nell’ambito del Festival della Scienza ed. 2022 il Museo Mineralogico “Luciano Dabroi” ha previsto aperture straordinarie e programmato laboratori a cui le scolaresche potranno partecipare gratuitamente. Parola chiave del ventesimo Festival della Scienza di Genova: Linguaggi Il tema ha dato al nostro polo culturale l’occasione per creare progetti che permetteranno ai partecipanti di indagare e approfondire il tema del linguaggio collegato ai minerali e nello specifico le modalità di attribuzione della nomenclatura ai minerali oltre al loro utilizzo a sostegno del linguaggio visivo. Le classi potranno scegliere fra le seguenti proposte: 1. Laboratorio “Il linguaggio visivo e i minerali nelle epoche antiche” Rivolto alle scuole primarie: classi prima, seconda e terza Contenuti Laboratorio : Gli alunni parteciperanno ad un laboratorio suddiviso in due parti una teorica e l’altra  pratica. Parte teorica: Nella parte teorica gli studenti potranno esplorare il linguaggio visivo realizzato attraverso  l’utilizzo dei minerali. Fin dalle poche antiche i minerali sono stati impiegati per la creazione di colorazioni naturali. La capacità di dipingere è stata la prima abilità che ha distinto definitivamente gli esseri umani dagli altri ominidi e la pittura è stata anche il primo linguaggio con cui l’uomo ha imparato a comunicare, decine di migliaia di anni prima di inventare la scrittura. Nell’Età della Pietra nacque l’arte rupestre. I minerali usati erano le ocre rosse e gialle, derivate dagli ossidi e idrossidi di ferro, e l’ossido di manganese (principalmente pirolusite) insieme al carbone vegetale per il nero. I minerali venivano macinati finemente. Con il passare del tempo i pigmenti a volte erano uniti tramite un legante  di  origine naturale come la colla di coniglio, il rosso d’uovo e i derivati del latte. I minerali maggiormente utilizzati in antichità erano: l’orpimento e ossidi di piombo e stagno/antimonio per il colore giallo ( molto tossici) il verde che si produce macinando la clorite, crisocolla ( per il verde/blu) oppure un mix di glauconite e montmorillonite il rosso era prodotto dalla macinazione del cinabro (usato per il famoso rosso pompeiano) di alcuni ossidi di piombo o realgar (quest’ultimo fino al XVIII secolo quando si intuì la loro tossicità) il marrone che si produca mistiando la goethite con la pirolusite il bianco che si poteva fare con la calcite, il gesso e la dolomite. Si conosceva anche l’ossido di zinco ma quest’ultimo venne usato in pittura solo dal 1800. Parte pratica: attraverso l’utilizzo di polveri di ossido di ferro per il rosso e il giallo e polveri di carbone si faranno delle prove pratiche di disegno   2. Laboratorio: Come si attribuisce un nome ad un minerale? Rivolto alle scuole primarie: classi quarta e quinta e scuole secondarie di primo grado Contenuti Laboratorio : Come in tutte le scienze, anche in mineralogia vi è l’esigenza di classificare e dare un nome agli oggetti di studio. Un minerale è una sostanza naturale solida, inorganica e cristallizzata avente composizione chimica e proprietà fisiche ben definite. I nomi dei minerali, al contrario della nomenclatura dei composti chimici, non seguono alcuno schema e spesso non forniscono alcuna indicazione circa la composizione chimica. A volte accade infatti che due minerali diversi con diversa struttura cristallina abbiano la stessa composizione chimica. Nel passato la mancanza di regole precise per l’attribuzione dei nomi dei minerali ha creato molta confusione: qualsiasi ricercatore poteva assegnare a piacere il nome a nuove specie mineralogiche. Si è resa perciò necessaria la creazione di un organismo internazionale incaricato del controllo delle nuove specie minerali e della loro nomenclatura. Nel 1959 è stata istituita l’Associazione Mineralogica Internazionale (I.M.A.) e la commissione dei nuovi minerali e nomi dei minerali (C.N.M.N.M.) che è stata incaricata del controllo delle nuove specie mineralogiche e della loro nomenclatura. la C.N.M.N.M. ha individuato 4 criteri per assegnare il nome a un minerale può derivare dal nome di uno scienziato può fare riferimento a proprietà chimiche, fisiche o morfologiche del minerale può riferirsi alla composizione chimica del minerale può richiamare la località des coperta del minerale Parte pratica: L’attività pratica si svolgerà “ sul campo” attraverso l’utilizzo di esemplari presenti al museo. gli  studenti saranno invitati a stabilire l’origine di alcuni nomi e ad attribuire il nome a minerali basandosi sui criteri individuati dal (C.N.M.N.M.) 3) Visita guidata al patrimonio mineralogico In occasione delle iniziative previste per il Festival della Scienza 2022 in occasione delle celebrazioni dell’Anno Internazionale della Mineralogia il Museo Luciano Dabroi di Palazzo Tagliaferro, grazie alla pluriennale collaborazione con il DISTAV (Dipartimento scienze della Terra, dell’Ambiente e Vita) dell’Università di Genova, rende disponibili un calendario di visite guidate disponibili gratuitamente per gli studenti. Le collezioni mineralogiche presenti all’interno di 5 sale museali sono due: la collezione Luciano Dabroi, cittadino andorese a cui il museo è dedicato e la collezione Harmen Schipper, chimico olandese appassionato di minerali, costituita da campioni provenienti principalmente dal Nord Europa. La collezione Luciano Dabroi è costituita da campioni internazionali di notevole pregio: gessi (in particolare nella varietà “rosa del deserto”) provenienti dal Nord Africa, azzurriti della medesima provenienza, malachiti del Sud Africa, quarzi e fluoriti provenienti da tutto il mondo. Tuttavia i campioni forse di maggiore interesse scientifico e museale della collezione risultano essere quelli locali, rinvenuti in Liguria. Primi tra tutti i quarzi “a tramoggia” della Val Nervia (Imperia): si tratta di quarzi caratterizzati da un abito scheletrico, da una particolare morfologia dei cristalli e da un altrettanto particolare tipo di crescita, discontinua e non equamente distribuita sull’intera

VISITA GUIDATA GRATUITA | MINERALOGY 2022

La visita permetterà agli appassionati di minerali di scoprire sia campioni internazionali di notevole pregio quali gessi, azzurriti, malachiti, quarzi e fluoriti provenienti da varie parti del mondo oltre a campioni rinvenuti in Liguria quali i quarzi “a tramoggia” della Val Nervia (Imperia). L’evento è possibile grazie alla pluriennale collaborazione del Museo Luciano Dabroi con i docenti del DISTAV, il Dipartimento Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova.

VISITE GUIDATE AL MUSEO MINERALOGICO

La visita permetterà agli appassionati di minerali di scoprire sia campioni internazionali di notevole pregio quali gessi, azzurriti, malachiti, quarzi e fluoriti provenienti da varie parti del mondo oltre a campioni rinvenuti in Liguria quali i quarzi “a tramoggia” della Val Nervia (Imperia). L’evento è possibile grazie alla pluriennale collaborazione del Museo Luciano Dabroi con i docenti del DISTAV, il Dipartimento Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova.

GLI ZOLFI ITALIANI

L’esposizione temporanea degli esemplari di zolfi siciliani sarà accompagnata dalla video riproduzione del reportage fotografico “The Devil’s Gold” realizzato dal fotografo Luca Catalano Gonzaga dentro il ventre del vulcano Lien Kawa nella parte orientale di Giava in Indonesia, dove i minatori si calano alla ricerca dell’oro del diavolo, come da sempre viene chiamato lo zolfo. Venerdì 10 giugno dalle 15 alle 18 VISITA GUIDATA al patrimonio mineralogico con cocktail finale    

JOÃO COELHO | I DIMENTICATI

Introduzione alla mostra delle curatrici alla presenza del Sindaco del Comune di Andora Mauro Demichelis e dell’Assessore alla Cultura Maria Teresa Nasi   Sono nato in Angola nel 1964. La guerra di indipendenza ha costretto la mia famiglia a trasferirsi in Portogallo, io ho dovuto interrompere bruscamente l’adolescenza e ho ancora tanta nostalgia dei miei primi anni in Angola. In Portogallo ho completato gli studi laureandomi in giurisprudenza. Ho iniziato la mia carriera ma ben presto mi sono spostato nel settore bancario e finanziario. In risposta al richiamo della terra natale, quattordici anni fa ho colto un’opportunità di lavoro in Angola per sviluppare progetti di auditing e consulenza nell’ambito sociale. Ho sempre provato una forte attrazione per l’espressione scritta e visiva, letteratura, pittura, cinema, musica. La passione per la fotografia è stata una conseguenza naturale, e a vent’anni ho acquistato la mia prima macchina fotografica. Come autodidatta ho cercato di migliorarmi con la lettura di libri e pubblicazioni specializzate e attraverso vari tentativi, anche errori, sono riuscito a pubblicare dei servizi fotogiornalistici su alcune riviste in Portogallo, ma a causa degli impegni professionali ho lasciato da parte la fotografia per alcuni anni. Sono stati il ritorno in Angola e la convivenza quotidiana con i suoni, gli odori e i colori dell’Africa, nonché il contatto con storie di sopravvivenza, a risvegliare la mia passione, e la voglia di raccontare attraverso le immagini. Non è stato facile, ho dovuto superare parecchi ostacoli, come la paura di scattare fotografie in strada a causa dell’alto tasso di criminalità che esiste in Angola, e la tenace resistenza delle persone a farsi ritrarre, un’altra caratteristica a queste latitudini. Ed eccomi a fotografare le persone e le loro storie, all’inizio timidamente, superando le barriere per conoscere veramente chi ho di fronte, il più delle volte storie di povertà, ma vi ho sempre trovato una straordinaria resilienza, amore e cameratismo anche quando non puoi immaginare un futuro a lieto fine. L’interazione con i miei soggetti mi ha portato ad adottare e affinare una tecnica fotografica ravvicinata, dove lo studio degli angoli di ripresa assume grande importanza. Attualmente sto usando una Canon R5 che Canon Portugal mi ha gentilmente prestato – in linea di principio la scambierò con la vecchia 5D Mk IV – e un nuovo obiettivo mirrorless grandangolare, un 14-35 mm. Il grandangolo mi permette di essere vicino ai soggetti e contemporaneamente di includere parte dell’ambiente. Talvolta utilizzo un obiettivo 80-200 mm se non voglio interferire con la scena ripresa o quando penso che i soggetti, come per esempio bambini, siano più rilassati senza la mia presenza ravvicinata. L’Africa è conosciuta per i suoi colori esuberanti, ma il B/N è stata per me una scelta ovvia. Il mio scopo come fotografo e come persona è trasmettere emozioni, sentimenti, attirando l’attenzione sulle disuguaglianze e le asimmetrie che ancora esistono nel mondo in cui viviamo. Lo sguardo più dolce di un bambino ha una storia forte dietro. Se riesco in qualche modo a trasmetterlo, allora mi sento realizzato. L’editing e la post-produzione sono fasi importanti del mio lavoro, per garantire l’impatto e la bellezza delle immagini. Già nel momento della scelta le immagini devono soddisfarmi dal punto di vista narrativo, della composizione e della tecnica, prima che possa migliorare o ottimizzarne l’effetto con la conversione in B/N. Per il progetto qui in mostra, che ho chiamato “I dimenticati”, ho provato a usare immagini a colori, ma colori che non ci si aspetta dall’Africa e diventano quasi dei trasmettitori olfattivi. Il fatto di lavorare in una Paese difficile, non mi permette di uscire semplicemente per strada e di scattare liberamente, quindi devo studiare dei piani a lungo termine, che richiedono l’identificazione preventiva di luoghi con una certa sicurezza e che le persone accettino di essere fotografate nel loro ambiente. L’imprevista pandemia mi ha costretto ad annullare alcuni piani. Il mio progetto fotografico in Africa si mescola con il mio progetto di vita, il desiderio di tornare dove sono nato. La consapevolezza e la tristezza nel vedere come le persone facciano fatica a vivere giorno per giorno, mi ha spinto in una direzione che non avrei preso se fossi vissuto in un Paese del ricco mondo industrializzato. I grandi maestri, come Sebastião Salgado, Dorothea Lange o Robert Frank, mi hanno ispirato e continuano a farlo; in particolare Salgado che trasmette messaggi sociali ed ecologici. I dimenticati  Questa è iniziata come la storia di una famiglia di dieci persone: genitori, figli e alcuni nipoti. Per molti anni hanno lavorato e vissuto in questa discarica alla periferia di una città nel sud dell’Angola. Il paesaggio è desolato, quasi paragonabile a uno scenario post-apocalittico. I camion che raccolgono la spazzatura in città, la scaricano qui indiscriminatamente e disordinatamente, in pile che occupano sempre più spazio disponibile. A parte i rifiuti che si accumulano a perdita d’occhio, l’orizzonte è costellato di fragili baracche costruite con bastoni e brandelli di stoffa: le dimore degli spazzini. La fitta nebbia scura, provocata dai roghi di spazzatura, si estende fino alle montagne, che si ergono sullo sfondo come una barriera che divide questo luogo dalla città. Lì abitano coloro che producono la spazzatura, e indirettamente danno da vivere a chi abita e lavora qui: i dimenticati. Non solo dimenticati ma anche invisibili, perché non si vedono dall’unica strada che passa, distante circa 2 km. Chi potrebbe immaginare che persone e intere famiglie vivono e lavorano in questo marasma di rifiuti, polvere e fumo dove il loro unico destino è sopravvivere in condizioni così dure e precarie? Attenta all’arrivo dei camion che trasportano il prezioso carico, la famiglia si precipita a raggiungere per prima il luogo di scarico, guadagnandosi così il diritto agli avanzi della giornata. La maggior parte delle volte bisogna correre dietro ai camion perché non si può mai prevedere dove andranno a finire. In caso contrario, altri gruppi nelle vicinanze si impossessano rapidamente dei cumuli di spazzatura. Perciò bisogna combattere e sviluppare strategie per procurarsi questo lavoro in cui solo i più forti sopravvivono. I rifiuti